La storia
Forse, come taluni dicono, è un punto "magico". Storicamente è detto "crocicchio delle Quattro Pietre", nel punto in cui via Porta Palatina incrocia via IV Marzo, un tempo dette Contrada delle Quattro Pietre e Contrada della Corona Grossa. La curiosa denominazione traeva origine dalle pietre, in realtà grosse lastre sistemate in mezzo alla strada, allora né asfaltata - è ovvio - e neppure acciottolata, con la polvere ovunque, che si trasformava in fango sotto la pioggia. C'erano poi le acque di scolo a rendere problematico l'attraversamento della via per cui le quattro "pietre" si rivelavano provvidenziali per l'attraversamento. C'era però ancora una denominazione, persasi nel tempo: il "quadrivio delle grida ", perché in questo punto, annunciato da un rullo di tamburi, il messo del Comune dava pubblica lettura dei bandi e delle ordinanze, con voce forte, gridando, quasi urlando. Le disposizioni più importanti, erano anche affisse in questa zona: manifesti offerti alla lettura di coloro che affollavano, sempre in questa zona, il mercato, soprattutto di ortaggi e di abiti usati. Quasi anticamera, ante litteram, di ciò che sarebbe poi diventato il grande mercato di Porta Palazzo, ben vivo sino ai giorni nostri. Chi percorre con il naso all'insù via Milano - un tempo denominata Contrada d'Italia - scorge l'"Animaleria" forse più importante della Torino antica, ossia un bestiario di pietra. La Basilica Magistrale dell'Ordine di San Maurizio e Lazzaro, domina questo crocevia cittadino, affacciandosi su via Milano, ricca di memorie storiche, sede di prestigiose istituzioni, famosa per la sua stessa collocazione. Il cosiddetto " bestiario" è forse unico in Italia per la sua rilevanza, in un contesto architettonico elegante che "racconta" della Torino di ieri e della sua attività commerciale in questo incrocio affascinante. E' di Filippo Juvarra l'idea iniziale del crocicchio romboidale, illustrando le facciate circostanti con teste di animali che il passante distratto per lo più non nota. Lo storico Palazzo del Conte Faussone di Germagnano mostra teste di leone, animale per tradizione regale che spicca anche nello stemma del casato del conte, e da ciò la scelta di sistemarlo sulla facciata, indicativamente ma soprattutto con un voluto significato araldico, a evidenziare la proprietà dell'edificio. Il palazzo adiacente alla chiesa di San Domenico, tempio di pregio storico eccezionale nel contesto torinese, legato alla storia più antica della Santa Inquisizione raffigura invece teste di cane, esempio di fedeltà, come vuole essere l'interpretazione dell'animale riconosciuto come "amico dell'uomo". Se ne può ricavare un anagramma che ha colpito non pochi autori: Domenicani, fedelissimi alla Chiesa, quasi come "Cani del Signore". Il terzo palazzo, ugualmente monumentale, offre un animale che si ricollega al simbolo stesso della città, il Toro. Leoni, cani, tori, dunque in una commistione ornamentale che rende questo quartiere della Torino più antica quasi stupefacente. Siamo a un tiro di schioppo da un altro incrocio ben noto: quello di via Corte d'Appello con l'attuale via Milano, dove si trovava la "pietra dei falliti", sulle quale venivano ripetutamente calati coloro che risultavano responsabili di fallimento, tra le sghignazzate del popolino che si assiepava per assistere a questa applicazione spicciola della giustizia. Si vuole che in tempi più remoti, al posto della pietra vi fosse un robusto sedile di legno, quasi un asse. Il malcapitato fallito, trattenuto da corde, era fatto cadere sull'asse, anche violentemente, mentre la plebaglia applaudiva. I colpi sulla panca (in piemontese "banca") erano tanti e secchi in modo che alla fine, con il sedere, il condannato spezzava l'asse e faceva, per così dire bancarotta... da cui nacque la colorita espressione dialettale, unitamente a quella meno raffinata bate'l cul su la pera, ossia sbattere il sedere sulla pietra o sul legno, in modo da provocarne la rottura. di renzo rossotti dal sito www.quadrilateroromano.it