GIUSEPPE PAGANO

GIUSEPPE PAGANO POGATSCHNIG

Architetto 20 Agosto 1896 - Mauthausen 22 Aprile 1945

Giuseppe Pogatschnig nasce a Parenzo, cittadina della costa istriana, nel 1896. Partecipa come volontario irredentista alla Prima guerra Mondiale, arruolandosi il 24 maggio 1915 nelle file italiane pur essendo cittadino austriaco: arruolandosi, italianizza il proprio cognome cambiandolo da Pogatschnig a Pagano. Dopo il liceo a Capodistria si iscrisse al Politecnico di Torino e frequentò i corsi della facoltà di architettura: con un anno di anticipo sui cinque previsti dal corso di studi, si laurea con lode nel 1924.Nel 1927 viene nominato capo dell'ufficio tecnico dell'Esposizione internazionale di Torino del 1928. Dal 1931 è a Milano, dove dirige insieme a Edoardo Persico la rivista Casabella .Alla fine del 1940, per un breve periodo, si occupa della rivista Domus. Collabora a diversi progetti, come il piano urbanistico "Milano Verde", con altri architetti razionalisti, tra cui Franco Albini, Giancarlo Paranti, Ignazio Gardella, Irenio Diotalleri. Tra le sue opere più importanti Palazzo Gualino a Torino (1928), l'Istituto di fisica dell'università di Roma (1934), e la Bocconi a Milano (1936-42), che sono da annoverarsi tra le maggiori del Razionalismo Italiano. Si arruola volontario insieme ai suoi colleghi della Scuola di mistica fascista nella Seconda guerra mondiale, comprende però in un secondo momento l'impossibilità di conciliare il suo impegno civile e la sua visione della società con il Fascismo. Nel dicembre del 1942 dà le dimissioni dalla scuola di "Mistica" e dal partito. Nel giugno 1943, mentre si trovava a Cuneo come addetto al deposito, entra in contatto con il movimento clandestino antifascista. Il 9 novembre 1943 viene arrestato e duramente malmenato a Carrara: per una fatale indicazione sbagliata era finito in prossimità dell'ingresso della caserma della milizia fascista. Rinchiuso al Castello di Brescia, ha la possibilità di riconsiderare tutte le sue posizioni di architetto e d'intellettuale attraverso lettere, disegni e letture. Dopo vari arresti ed evasioni, finisce la sua vita nel campo di concentramento di Mauthausen.Di lui Bruno Zevi annotava che non aveva le capacità compositive di Terragni e che il suo essere architetto mirava "non alla poesia, ma a un linguaggio civile". Questo suo modo di intendere l'architettura, come "impegno civile", faceva parte integrante anche della sua vita e secondo tale principio visse.